22 Agosto 2015: 45a FIESTA DAI “STRAMPS”

Il suono irritante della sveglia dal sonno profondo mi fa precipitare alla realtà. E’ mattino presto e non si intravede ancora l’alba. Ci risiamo. E’ nata la farfalla. La nostra festa! via di corsa senza colazione a fare gli ultimi preparativi e controllare che tutto sia pronto affinché la festa riesca al meglio. Il tempo è tiranno e a una certa età non si “spacia” come a vent’anni. L’aria che si respira è insolita, diversa, come quella che si respiravo l’anno della mia presidenza. Quest’anno il ritrovo in piazza presso l’Antica Corte è insolitamente mattiniero in quanto il programma prevede la S. Messa alle ore 8.45. Dopo la celebrazione presieduta da don Roberto ed il ricordo dei nostri soci deceduti ed in particolare i soci Leonardo Miniutti “Calif” e Giacomino Ferroli recentemente scomparsi, con 2 pullman partiamo con destinazione le cantine di Rauscedo e precisamente dove ha sede il “cervello” delle viti: il Centro Sperimentale dei vivai di Rauscedo. Avete capito bene! quest’anno alla festa diamo un senso anche…culturale. Di questa opportunità dobbiamo ringraziare il socio, vice-presidente uscente, Gianfranco D’Andrea di Rauscedo, ma Tramontino d’adozione, che ci ha organizzato una visita culturale alla scoperta della lavorazione del vino, dall’inizio della selezione delle viti, alle barbatelle, future viti, vendute in tutto il mondo. Un sincero ringraziamento anche la dott.ssa Elisa De Luca, responsabile del Centro che con la sua professionalità e simpatia ci ha portato con tanta pazienza fino alla fine del percorso. All’inizio della visita ci è stato proiettato un breve filmato sulla storia di Rauscedo e della sua cantina: molto interessante. Poi dopo la visita alle varie sale e laboratori, siamo stati accompagnati al piano interrato dove siamo stati tutti piacevolmente sorpresi dalla bellezza e grandezza della sala dove sono conservate centinaia di bottiglie di moltissime varietà di vini Italiani e stranieri e ci è stato offerto un mega rinfresco: ottima la presentazione, abbondante il cibo e molto buono il vino. Di nuovo grazie a Gianfranco e alla dott.ssa Elisa, fra l’altro, molto contesa per le varie foto di gruppo. Si stava tanto bene in quel posto che, dovendo rispettare il programma, non vi dico la fatica e la voce grossa che ho dovuto fare per… “dividere i bambini dalla Nutella”: sembrava come quando devi far entrare le galline nel pollaio, 2 le fai entrare e 3/4 scappano da tutte le parti e devi faticare un bel po’ per farle entrare tutte. Dulcis in fundo: partiti con i pullman, dopo un po’, ci siamo ritrovati a Portobuffolè invece che a Caorle dov’era il ristorante prenotato per il pranzo. Ci siamo accorti così che la visita al Centro di Rauscedo aveva… colpito! Arrivati al ristorante con 45 minuti di ritardo, le varie portate del menù di pesce ci venivano servite a “mitraglia”: un piatto dietro l’altro senza la possibilità di degustarlo con calma. Verso la fine del pranzo il presidente uscente Bruno Sina ha chiesto un minuto di silenzio in memoria del compianto “Calif“ Leonardo Miniutti, cofondatore del nostro sodalizio, recentemente scomparso, ed ha proposto ai presenti una colletta da far pervenire ai familiari per una donazione ad una associazione da loro individuata. Bruno poi, nel suo discorso di fine mandato, commosso e in lacrime, ha salutato tutti i presenti ringraziandoli di aver accolto il suo invito alla festa e ha detto di essere stato contento e onorato di aver ricoperto la carica di presidente. Grazie presidente. La giornata è bella, il caldo è abbastanza sopportabile, la compagnia è buona e all’interno del locale c’è l’aria condizionata e…un buon prosecco. Ad un certo punto riappare, dopo un’assenza prolungata, quel mattacchione di Francesco, il sardo, che con la sua vociona, assecondato da una chitarra, inizia a cantare. A seguire: dolce, caffè con la “nicia” e si procede quindi con le consuete operazioni di voto: è stato eletto così nuovo presidente Roberto Masutti di Tramonti di Mezzo e suo vice Giobatta Rugo detto Tite di Tramonti di Sopra. Sembra quasi un auspicio per la futura unione dei due comuni: speriamo. Il discorso di insediamento del nuovo presidente è stato accolto con un fragoroso applauso: chi si strappava la maglietta, chi quasi si tirava per i capelli, chi si commuoveva, chi gridava, chi si dimenava a destra e manca, chi si immergeva nella fontana del giardino, euforia e allegria regnavano sovrane. Infine, lentamente ricomposti, qualche immancabile ritardatario e si riparte con i pullman alla volta della cantina di Fernanda Cappello a Sequals per il brindisi di commiato. Molto bello. Rientrati in tarda serata a Tramonti, a tutti viene consegnato un “presente” offerto dalla ditta Sina di Spilimbergo che ringraziamo. E’ stato molto apprezzato. Approfitto per ringraziare Livia e Duilio, sempre vicini al nostro sodalizio, anche per averci fornito, tramite l’interessamento del nostro ex presidente Angelo Cleva, alcuni mobili per arredare la nostra nuova sede trasferita dal municipio all’edificio ex-scuole elementari a Tramonti di Sotto.

Ecco, la farfalla ha deposto le uova per il prossimo anno e… muore. La nostra festa è terminata e rinascerà il prossimo anno il 20 agosto 2016… come una nuova farfalla.

Stramps…ma zempri contenz

a presto. Il Segretari Vito Crovatto

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Labaro societario
“Omaggio ai Stramps”, Piazza Santa Croce, Tramonti di Sotto (PN)

Origini degli Stramps, esternazioni e gioia di vivere nel 40° anniversario della fondazione

L’Italia non è solo “Paese di santi, scienziati, navigatori, poeti, pittori e scultori”, ma anche un luogo dove convivono mille modi di pensare, costumi ed usanze diverse, lingue e dialetti particolari, abitudini di vita dissimili fra loro. Pensate al contrasto tra Nord e Sud dell’Italia, alle simpatiche divergenze fra triestini e friulani, addirittura alla differente parlata fra Tramonti di Sotto e di Sopra separati da pochissimi chilometri.
La nostra nazione è ricca di tradizioni popolari, rievocazioni storiche, carnevali e quintane, rassegne gastronomiche, le più svariate fiere di prodotti alimentari; si rendono lieti così il tempo libero e i momenti di festa della gente. Tramonti, isolato dai grossi centri e troppo occupato a “sopravvivere” non ha grandi tradizioni folcloristiche.
Nel tempo, però, non sono mancati personaggi arguti, fantasiosi e sagaci che, con le loro trovate, motteggi e farse hanno reso meno dura la fatica del vivere quotidiano.
Chi non ricorda Guido Sina detto Guido di Culâr, con le sue “gag” alla Aldo, Giovanni e Giacomo, e Miniutti Decio, con le sue trovate fantasiose. Chi non rammenta Ferroli Leonardo, detto “Topolino”, che ci faceva fare un sacco di risate quando era un po’ brillo; e ancora l’umorismo sottile un po’ sarcastico e le argute “prese in giro” di Mundìn e Giuanèli (Gino Miniutti e di Giovanni Nevodini). Altri buontemponi erano ancora, più indietro nel tempo, Vincenzo Avon con le sue battute al fulmicotone alla Buster Keaton, “Santòn” (Sina Sante) che ad ogni macchina sfasciata ripeteva: “A à da stufasi la FIAT da fa machinaz!!”, Tripuli, Pieri di Comesta. Una trincea di personaggi che avrebbe fatto la felicità di Plauto, Molière, Goldoni e Trilussa. In questo fertile terreno, alla fine degli anni Sessanta per opera di alcuni mattacchioni, nasce l’associazione dei “Stramps”.
In principio sono pochi, ma ben determinati. Con simpatia ne ricordo alcuni: Leonardo Crovatto (Dino da la Casana) gran tifoso dell’Udinese, Guglielmo (Gjelmìn), notabile e segretario, l’onnipresente “Gnari” Mauro Varnerin furioso cantante rock (poveri timpani), Dino Beacco e Giuseppe Cleva (Bepi di Busineli) caustici e polemici, Varisto (al secolo Evaristo Nevodini) gran barzellettiere con gag anche d’importazione, Claudio da la Mariana (al secolo Claudio Bellotti) paracadutista alpino, salvatore dell’onore e della patria Tramontina.
Con gli anni il gruppo si è irrobustito. Oggi conta su una ottantina di persone comprendendo i nuovi inserimenti dei paesi limitrofi.
Vediamo di capire che cosa sono gli “STRAMPS”.
Dal vocabolario italiano STRAMBO = bizzarro, stravagante, strano, lunatico, eccentrico, originale, anticonformista, bastian contrario, amante delle sue idee, ironico, dissacrante, menarrosto.
Ebbene, gli “Stramps” sono un po’ tutto questo perché sono il risultato di un paese che, nella sua lunga storia, non ha mai avuto nulla di regalato, che ha dovuto sudare e fare sacrifici per arrivare a una decente condizione di vita e che alle avversità ha saputo reagire con coraggio ma anche con spirito critico con profondo senso dell’ironia, mai prendendosi troppo sul serio.
Ecco allora gli “sfottò” le canzonature fuori e dentro i bar, nelle gite sociali, fuori dalla chiesa: un umorismo buono, un leggero stuzzicare la vita a essere più godibile.
Sopra ogni cosa però aleggia un’amicizia che non teme incrinature, che cresce di anno in anno e che trova fondamento nella “Tramontinità” un sentimento che accomuna tutti contagiando anche coloro che Tramontini non sono. Se uno strambo taglia la legna in un certo modo, un altro strambo che assiste, beffardo gli dice “non si fa così, ma colà”, ecc. Una partita a carte ben presto si trasforma in una corrida per qualche errore o svista o dubbia interpretazione dei segni, scoppia un putiferio, con insulti, gestacci, parolacce e qualche moccolo, derisioni a non finire. Un vero divertimento a chi assiste.
Gli “Stramps” organizzano ogni anno la loro festa; vanno a Messa (anche coloro che abitualmente non lo fanno) e cantano accompagnati da una fisarmonica per le vie del paese, creando buon umore con le loro battute e risate. La gente li ama ed anche i più anziani. Poi tutti a pranzo servendosi del pullman, per timore dell’etilometro.
Negli anni passati hanno frequentato ristoranti di molte località, Meduno, Tramonti, Travesio, Tavagnacco, Udine, Poffabro, Marano Lagunare, Fanna, Lignano, Caorle ecc.
Durante questi momenti conviviali si scambiano opinioni e idee, si raccontano le rispettive esperienze di vita, si dà sfogo, con l’umorismo e le battute a tutto ciò che è represso e vietato durante l’anno.
Gli “Stramps” hanno, forse un’unica colpa, quella di prendere la vita per il giusto verso. Amano il lavoro, l’allegria e la pace, non disdegnano una buona bevuta e un’occhiata alle “manighe”.
Per capire di che pasta sono fatti basterebbe citare due episodi divertenti: anni fa alcuni di loro, si recano in auto a Meduno per le “sigarette”. Trovando chiuso il tabaccaio, proseguono per Travesio, qualcuno vagheggia un’idea fulminante: andare a Trieste a comprare al porto il pesce fresco per poi friggerlo a Tramonti. Presto detto: aspettando la mattina al porto e, intanto al paese sono tutti in apprensione. Poi carichi di gloria, tornano… e ne sentono di tutti i colori (te lo ricordi caro Cosimo?).
Un’altra volta, dopo la festa, vanno allo “Scacco Matto” a vedere uno spogliarello (sic!). Immaginatevi le reazioni, i commenti, le curiosità in tutto il paese. Più di una moglie deve aver tenuto il muso per qualche settimana. Pazienza.
E ancora, di quel sior di Chiarandin che una volta precipitò nella scarpata del Pecòl uscendone quasi indenne. Per finire eleviamo un pensiero riverente ed affettuoso a quegli “Stramps” che ci hanno lasciato precedendoci là dove tutti andremo. Il loro ricordo è nel nostro cuore e nelle nostre preghiere: Gjelmin, Paolo Rugo, Leonardo Crovatto, Olivo Pielli, Bruno Miniutti, Renato da la Mariana, Grimani, Sergio Dalinini, Franco Bidoli, e per ultimi Celso e il Chez, ed altri che ora mi sfuggono: “Che la terra vi sia lieve”.
Chiedo venia per la pochezza dello scritto che concludo con una sentita frase augurale, da parte di chi scrive: “Ad multos annos” ovvero lunga vita (felice) a tutti gli Stramps. 

Claudio Tonacci

 

Ricordi: lo “Spaccio” e… dintorni

Leggendo, con molto piacere, il testo del socio Claudio Tonacci che racconta le origine della società dei ”Stramps”,  sono anch’io tornato indietro con la memoria a quando ero ragazzino e ricordo che uno dei locali più frequentati di allora era lo “Spaccio”,  locale a circa metà strada fra le due piazze di Tramonti di Sotto, dove, narrano le cronache, nel 1970 al caldo tepore della stufa collocata in fondo al grande stanzone adibito a bar, per opera di alcuni mattacchioni, si sentirono i “primi vagiti “ della società i” Stramps”.
Vi ricordate lo “Spaccio” gestito negli anni Sessanta- primi Settanta, da “Marcùt “(Marco Cattarinuzzi) e poi da “Cacìt “(Paolo Cattarinussi) ?
Si accedeva al locale entrando in una bussola aperta di circa 150 x 100 cm con a destra l’ accesso al negozio di alimentari per i clienti e a sinistra la porta di accesso al bar. La stanza adibita a bar era grandissima dal soffitto molto alto e poco addobbata, se non nei giorni di festa o in concomitanza di cene o pranzi. Si percepiva un senso di vuoto in quella stanza, anche perché i tavolini a cui si sedevano i clienti non erano numerosi e Sicuramente adeguata per la numerosa comunità di Tramonti che negli anni passati superava il migliaio di presenze . Sulla destra appena entrati l’enorme banco di mescita che dopo al suo accesso a destra c’era la porta che per l’oste dava al negozio degli alimentari: In fondo al banco che occupava per intero la parete in lunghezza c’era la macchina del caffè “la San Marco”; al termine della parete la porticina che dava accesso al piccolo cortile posteriore dove si trovava il campo di bocce. Dietro il banco, la parete era tutta occupata da mensole rade che portavano bottiglie di liquori e dolci In fondo alla stanza c’era la stufa con il suo lungo tubo del camino a riscaldare i freddi inverni tramontini. Sulle pareti quasi vuote risaltava l’enorme radio vecchia, dall’occhio magico con il quadrante con su riportato il nome di tutte le capitali europee seguite da un piccolo rettangolino che spostandovi sopra il cursore manuale ( altro che rds…), solitamente rosso, si sintonizzava con la frequenza della radio di quella capitale. Era appoggiata sulla prete di sinistra rispetto la porta d’entrata fra una finestra e l’altra.
Quante partite a morra hanno sopportato quei tavolini nell’arco della loro vita? quando nemmeno le mani dolenti, piene di escoriazioni e vesciche a forza di batterle sul piano del tavolo con forza, provocavano la fine del gioco, anzi, portavano i contendenti all’accanimento e a lunghe maratone, alle volte fino al mattino, per ottenere la vittoria definitiva. Questo gioco accendeva molto gli animi e le baruffe erano frequenti e per questo era proibito. E quante partite a carte fra Costante, Jacumìn di Grota, Pieri di Comèsta, Berto da l’Ulimpia, Gino di Mundìn, Tripuli e tanti altri, partite che finivano spesso con forti discussioni con relativo abbandono del “campo di battaglia”.
Tornando al campo di bocce, questi era frequentatissimo d’estate e famoso per le accese dispute sportive degli anziani. Chi non si ricorda della folta serie di bicchieri e “litri di vetro“ di vino, vuoti e da bere, che riempivano i gradini della scala esterna? o del tavolino sotto il “ brombolâr ” anche lui carico di bicchieri e “litri”? e le due flebili lampadine che la sera d’estate illuminavano il campo di gioco ed erano piene di zanzare e mosche che vi ronzavano attorno ? Chi non si ricorda di Busineli con le classiche battute “a bota”, ” …copari i doio di bota o di rùsol ?” chiedeva al compagno di squadra. Ricordo che il nostro faceva quasi mezzo campo, a lunghi passi per lanciare la boccia. Alla fine, la faceva cadere vicino alla boccia avversaria provocando innumerevoli e accese discussioni sull’irregolarità della mossa. ….
Altro metodo:.  a “ rusol”, usato per lo più dai principianti, che per ottenere lo stesso risultato scagliavano con molta forza la propria boccia facendola rotolare sulla superficie del terreno di gioco cercando di colpire quella avversaria . C’era anche il rischio che si rompessero nello scontro da tanta forza e velocità che avevano; il più delle volte accadeva che, non centrandola o sfiorandola appena, la boccia andava a sbattere in modo violentissimo sul “cioc”posizionato in fondo al campo per attutire questi colpi, ma che, a volte con il rimpallo, tornava, in campo magari scompigliando tutto il gioco, anche a favore degli avversari. E le giocate a “limbri” o a “sgorla” o a “cioc:”. Ma non finiva qui. In palio non sempre c’era il solito “litro di neri ” ma si scommetteva anche che i vincitori pagavano il vino e i perdenti per penitenza dovevano trascinare il “rullo fino in Taviàla e ritorno, o in Clevenònz e ritorno, o in Cima Riva e ritorno oppure “ju pa la riva dal stradòn” e ritorno.  Il “rullo era un cilindro di 80 cm circa di diametro x 120cm di lunghezza di pietra piena con al centro un perno a cui era agganciato un timone per il tiro il cui peso era elevato e serviva per livellare il campo di bocce. E’ successo a qualche coppia di giocatori perdenti, che imboccata la discesa dello “stradòn” dato il peso del rullo, non siano riusciti a trattenerlo e per non farsi male cercando di trattenerlo, lo abbiano lasciato andare. Questi, aumentando di velocità, lungo la discesa, andava a fermarsi in mezzo ai prati ai bordi del Tarceno’. Durissimo il recupero, in salita, perchè il rullo doveva essere rapidamente riportato al suo posto.
Lo “Spaccio”, era un locale frequentato molto dagli anziani e sopratutto d’inverno, da fine novembre ai primi di marzo in coincidenza con l’arrivo e la partenza degli emigranti che allora erano numerosi. Nel locale, ai tempi che furono, si consumavano pranzi di matrimonio, pranzi e cene societarie e quant’altro. Era, diremmo oggi, un locale gettonato. Ecco, in questo contesto, riuniti attorno alla stufa accesa è nata la società dei “Stramps” che con il trascorrere degli anni ha assunto il nome definitivo di “ Stramps della Val Tramontina” . Si danno diverse versioni sull’ imput che ha dato avvio alla nascita di questo singolare gruppo, ma la più attendibile pare sia quella che : …. riuniti attorno alla stufa ci fossero quel giorno diversi emigranti e non, siccome fioccavano i “moccoli”, Gjelmin ( il puestìn) si fece promotore di una proposta per limitare questo frasario triviale: multare tutti quelli che bestemmiavano e fare con i soldi ricavati una cena a fine anno. La proposta fu subito accettata dai presenti e così cominciarono a fioccare le multe ( di cui parlerò più avanti). Fra i “firmatari” c’erano: Gjelmin (nominato subito segretario), Mauro (Gnari) diventato poi nel 2003 segretario al posto del compianto Gjelmin, Dino da la Narda, Dino da la Casana (Casanina, primo presidente all’unanimità), il maresciallo Dean, Sole (Miniutti Riccardo ), Mario di Stelina, Selente (Germano Varnerin), Fiozo (Franco Sina), Bepi di Busineli e altri. Per altro, negli anni, non sono mancate le donazioni …a fin di bene .
L’iscrizione alla società avveniva tramite il pagamento di una cifra di volta in volta diversa secondo l’annata. C’era una sorte di contratto da firmare e dopo uno era “Stramp” a tutti gli effetti. Oggi tutto questo non succede più, ma…. verrà valutata la proposta se dovrà essere istituito un apposito “test attitudinale” per diventare soci…
Nelle osterie di un tempo, quando la dura giornata di lavoro era alle spalle e la fatica la faceva da padrone ed il “beveno un got?” diventava da “ volanter a … masa “ e quindi fioccavano “le multe” per elevato “tasso di stramberia” . Multe che venivano appioppate solitamente nel cuore della notte, quando il tasso (brutta bestia il tasso..) alcoolico, alle volte, era alto, da almeno 2 soci regolarmente iscritti alla “Societtà” come riportato su alcune multe, quando battibeccavano con il socio colto in flagranza di reato con elevato “tasso” di “stramberia”. La multa da pagare era direttamente proporzionale alla “stramberia contestata”. Il motto che in quegli anni veniva riportato di volta in volta sugli auguri natalizi era:

Stramps, ma contens …” .

Ecco forse questo rispecchia a pieno il mondo “STRAMPS. Ogni anno, il primo sabato dopo ferragosto viene dedicato alla festa dei “Stramps”. E dopo la Messa segue il grande pranzo societario dove si festeggiano gli anniversari, si canta e ci si sfoga anche se ogni tanto c’e’ un po’ di movimento. Durante il pranzo, e questa è una novità, “il comitato dei saggi”, composto da 4 ex presidenti, l’ex presidente più anziano e il presidente dell’anno precedente, con il passa parola, propongono ai convenuti un papabile alla presidenza. Alla fine della consumazione ogni socio partecipante è chiamato alla votazione del direttivo che consiste nel votare il nuovo presidente e il suo vice la cui carica dura solo un anno e non può essere rieletto se non dopo che tutti i soci sono stati chiamati a ricoprire detta carica . Non sono retribuiti se non per le spese vive e nessuno dei soci può mettere in discussione l’operato del presidente, tant’è che un noto personaggio della Milano Bene, nell’arco degli anni integrato perfettamente al vivere tramontino, eletto presidente di codesta onorata Società ai tempi che furono, sul biglietto di auguri natalizi che spediva quell’anno scriveva … si fa inoltre presente, onde evitare contestazioni e polemiche che, da consuetudine, il Presidente in carica è il solo ( salvo deleghe ) a decidere sul “Modus Operandi “ della società! …..Bho! Terminato lo spoglio, i vari discorsi di rito del presidente uscente e di quello entrante e poi ogni socio viene chiamato a pagare la sua quota/pasto più la somma decisa dalla società per l’iscrizione. Iscrizione che comprende compilazione e spedizione degli auguri Natalizi la copertura di piccole spese di gestione e l’invito per l’anno successivo per i nuovi festeggiamenti e ovviamente essere informato su eventuali iniziative intraprese dalla società. Alla fine c’è molta soddisfazione e stanchezza fra i partecipanti Dopo di che tutti a festeggiare il nuovo presidente e ….. altro.

Vitaliano Crovatto